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Quando l'impiegato coscienzioso è scomodo

 


frecciaDall'amministrazione all'esasperazione

 

UN'AZIENDA, LETTERALMENTE, "FAMILIARE"

Sono passati dieci anni ormai. Avevo solo 23 anni ed ero stata contattata da una società di consulenza per una proposta di lavoro come impiegata amministrativa. Avevo accettato subito ed ero felice di questa opportunità. Per i primi 3 mesi è andato tutto bene, poi, all'improvviso, hanno cominciato a comportarsi in modo diverso, più distaccato e scortese. Ho provato a chiedere quale fosse il problema, ma non mi hanno nemmeno risposto. Ero brava nel mio lavoro: forse era proprio questo il problema. Quella era una società in cui tutti gli impiegati avevano gradi di parentela l'uno con l'altro, io ero l'unica "esterna", per cui avevano deciso di farmi fuori.

 

DALL'AMMINISTRAZIONE... ALLE PULIZIE

Hanno cominciato piano piano ad affidarmi mansioni di livello più basso rispetto al ruolo per cui ero stata assunta. Non facevo altro che fare fotocopie, mi mandavano all'ufficio postale a pagare le bollette o a consegnare pacchi, anche molto pesanti, negli altri uffici.

Il limite è stato superato quando una mattina, entrando in ufficio ho trovato detersivo, straccio e scopa vicino alla mia postazione... E mi hanno detto che dovevo pulire l'ufficio.

 

L'IMPIEGATA INVISIBILE

Mi sono sentita umiliata, ma la cosa terribile era che non riuscivo a reagire, ero come bloccata. Inoltre ero diventata invisibile: quando entravo in una stanza e salutavo nessuno mi rispondeva, anzi al mio arrivo smettevano di parlare. Non ero mai coinvolta nelle iniziative aziendali; una volta hanno tenuto un piccolo rinfresco per festeggiare il Natale e sono stata l'unica a non essere invitata. Mi hanno detto espressamente che io non ero invitata, però prima mi hanno mandato a comprare il necessario per il rinfresco. Accadeva anche spesso che mi mandassero a comprare bottiglie d'acqua e alimenti per i colleghi. A volte dovevo portare il caffè a qualcuno...

Mi rispondevano male (quando mi rispondevano), parlavano alle mie spalle (una volta li ho sentiti, ma non ho avuto la forza di reagire).

 

IN QUELL'UFFICIO, NON ERO PIÙ IO

Nel frattempo ho cominciato a stare male, piangevo spesso, ho cominciato a soffrire di colite, ero ingrassata quasi 7 chili (per fortuna sono ritornata al mio peso normale)...
Quest'incubo è andato avanti un anno, poi ho deciso di licenziarmi.

Ciò che mi fa stare male, ripensandoci, è che nella vita non sono una persona remissiva, che si sottomette o che non reagisce, anzi il contrario: sono sempre stata molto determinata nell'esporre le mie ragioni e i miei punti di vista. Ma in quella terribile esperienza ero un'altra, facevo fatica a riconoscermi, non ero più io. Ero bloccata e avvilita.
Adesso sono passati anni, ho fatto molta strada da allora, ma ciò che ancora mi porto dietro è che non riesco più a mettere piede in un ufficio perchè, se lo faccio, comincio ad avere attacchi d'ansia e devo correre via.

 

Sara

 


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