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Quando l'azienda ti tratta come una macchina

 


frecciaIl rispetto sul lavoro: un'utopia

 

L'ABBIAMO ASSUNTA: FARÀ CIÒ CHE VOGLIAMO

In seguito a una brutta separazione dopo una convivenza di 25 anni, da cui è nato un figlio adesso adolescente, a 53 anni mi sono rimboccata le maniche e ho trovato un lavoro part-time presso un'azienda di piccole dimensioni. Sin dall’inizio ho notato, nei miei titolari, un atteggiamento del tipo: “ti abbiamo dato questa possibilità alla tua età, ora facciamo di te quello che vogliamo”. Sono stata assunta con un contratto a progetto senza tutele che, quando è scaduto, li ha costretti ad assumermi a tempo determinato per comodità. Sono stata sbattuta da tutte le parti, anticipando di tasca mia le spese di trasporto, che mi venivano rimborsate solo il mese successivo. “Tanto fa tutto quello che le diciamo”, pensavano i miei capi.

 

O COSÌ, O QUELLA È LA PORTA

In particolare, uno dei miei titolari mostra verso di me un'assoluta mancanza di rispetto, di comunicazione lavorativa, fa sempre spallucce, mi rivolge minacce come: "O è così, o quella è la porta", urlando. Vorrei scappare, ma quei pochi soldini che guadagno mi servono per mantenere mio figlio, poiché non ricevo alimenti. Il peggiore dei titolari si diverte a crearmi ansia e paura: studia il modo di cogliermi in fallo. Quando ci siamo trasferiti in un capannone, non mi hanno detto nulla. La mattina stessa, uno dei due mi ha telefonato: “Questa mattina non venga là, ma qui…" Non manca nemmeno qualche velata battuta a sfondo sessuale, su cui per necessità sorvolo.

 

UN LAVORO DOVE MI RISPETTINO: UTOPIA

Mi chiedete perché sto ancora lì? E dove trovo un altro posto di lavoro alla mia età? Come cresco mio figlio? Sopporto, in attesa di un'occasione più decorosa. Non è giusto, però, che la nostra integrità psicologica, morale e fisica di donne venga compromessa in questo modo, soprattutto se viene sfruttata una condizione di debolezza economica e psicologica. La dignità personale è la prima cosa.
In attesa che qualcosa cambi nella società, continuo ad andare al lavoro e a sognare di alzarmi al mattino felice di svolgere un mestiere qualsiasi, con gente che rispetti me e quello che faccio. Utopia, vero?

 

Lettera firmata


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