Tu mi fai volare (cadere, rompere)

Tu mi fai volare (cadere, rompere)

Tu mi fai volare (cadere, rompere)
Sabrina Sasso
“Lego”, NullaDie edizioni, 2014
pagg. 100, € 12,00

Un matrimonio in apparenza perfetto: una vita serena dedita alla casa e alla famiglia in una città ridente, una figlia, la tranquillità economica… Un’avventura nata su Internet, fatta di emozioni forti, di romanticismo, di incontri pieni di desiderio. Un uomo affascinante e passionale verso cui provare adorazione, pronto a fare mille promesse, come se si fosse sempre in luna di miele.
Le tre storie d’amore raccontate da Sabrina Sasso nel suo secondo romanzo sembrano diverse, ma hanno qualcosa di molto importante in comune. La protagonista è sempre la stessa donna. E, ogni volta che sceglie un uomo, dietro l’apparente scoperta di una nuova felicità c’è anche quella, triste e buia, della violenza fisica e psicologica. Non ha un nome, perché potrebbe essere una qualsiasi di noi, la ragazza che ci racconta le sue storie di dipendenza affettiva. Lo hanno, invece, i suoi amori-persecutori: Giovanni, Tommaso, Marcello. Nomi comuni, di uomini che potremmo incontrare tutti giorni, nella nostra vita o in quella delle nostre amiche, sorelle, madri. Parte proprio dalla famiglia d’origine la storia della protagonista, che, come ci spiega l’autrice del prologo, “potrebbe essere lo specchio di molte donne vittime di violenza”:

“Mio padre non voleva che frequentassi i ragazzi, che uscissi, che avessi le prime simpatie, che mi vestissi in un certo modo. Non sto qui a elencare le volte in cui mi ha fatto vergognare davanti ai miei coetanei richiamandomi all’ordine in maniera cruda e brutale. Un background fondamentale perché la donna vada a cercare l’uomo sbagliato fin da adolescente”.

Ma l’errore non è subito evidente. Occorrono anni, alla protagonista, per rendersi conto che una vita fatta di silenzi, solitudine e commenti sprezzanti, di un effimero senso di appartenenza a qualcuno a cui non si potrà mai appartenere o dell’impossibilità di staccarsi da chi ci tratta senza rispetto e ci fa del male, anche fisico ma soprattutto morale, giorno dopo giorno, non è una vera vita. E, soprattutto, che quelle che ha vissuto fino a quel momento non si possono chiamare storie d’amore. Per uscirne fuori, però, bisogna toccare il fondo: solo allora, attraverso un percorso di recupero tanto doloroso quanto indispensabile, la “donna che ama troppo” riuscirà finalmente a riscattarsi, e a trovare non solo un vero amore, ma anche se stessa.
Sabrina Sasso, impiegata, milanese cosmopolita (ha vissuto in Venezuela, in Sicilia, in Emilia Romagna e in Lombardia), volontaria in un centro antiviolenza, ha già affrontato il tema delle relazioni di coppia nel suo primo romanzo Voglio capire se ne è valsa la pena (NullaDie, 2012). Qui, lo fa con un linguaggio crudo e senza fronzoli, che non lascia nulla di non detto e che non teme di raccontare il ‘non raccontabile’: è il modo necessario per dire le cose come stanno, per far capire alle altre donne, con la lucida razionalità di chi ha affrontato l’argomento ? non ci è dato sapere se in prima persona o indirettamente ? per risolverlo definitivamente. Sabrina quindi, alla fine della storia, si rivolge alle donne vittime della violenza maschile:

“Prendete il telefono e chiamate, subito, chi può darvi una mano senza giudicarvi. Non preoccupatevi se non avete un lavoro, se i vostri genitori vi criticheranno, se il paese è piccolo. Queste cose, piano piano, si risolvono. Nulla ha importanza se non voi e la vostra vita di donna, spesso anche di mamma”.

Ed elenca in appendice gli indirizzi e telefoni dei centri antiviolenza in Italia. Perché le donne non abbiano più scuse per non ritrovare il rispetto di se stesse.

Questa pagina ti è piaciuta? Condividila!
This entry was posted in LIBRI AMICI, NARRATIVA ITALIANA. Bookmark the permalink.

Comments are closed.