Caffé Trieste

Caffé Trieste - Olga Campofreda
Caffè Trieste
Olga Campofreda
Giulio Perrone Editore, 2011
Pagg. 128, € 10

Se, nella giornata di metà marzo prevista per il loro incontro, Lawrence Ferlinghetti si fosse recato all’appuntamento con la giovane scrittrice che era impaziente di conoscerlo, forse questo libro non sarebbe mai stato scritto. Invece, questa “è una storia che deve essere raccontata”.
E lo fa con garbo, passione, entusiasmo, tenerezza Olga Campofreda, autrice e insieme protagonista di questo viaggio letterario nella San Francisco del duemilaundici, a caccia dei miti della ‘Frisco’ anni Cinquanta. O meglio di un mito: Lawrence Ferlinghetti, poeta laureato della beat generation, amico di Allen Ginsberg e Jack Kerouac, editore delle loro opere nella casa editrice da lui fondata nel 1953 a North Beach, City Lights. Dopo aver scoperto casualmente i suoi versi tra gli scaffali della libreria Feltrinelli di Napoli, Olga si appassiona ai poeti e alla cultura beat, finché le si presenta un’occasione fin troppo facile per conoscerlo: Ferlinghetti è di passaggio a Roma, praticamente sotto casa. Ma, per un imprevisto, l’incontro non andrà a buon fine.
Così, Olga decide di raggiungerlo lei. A San Francisco. Da sola, perché quello è il “suo” pellegrinaggio.
Nonostante il jet lag, il pensiero della scrittrice sbarcata, novello Cristoforo Colombo, alla scoperta del continente americano è uno solo: “Domani vedo Lawrence Ferlinghetti”. Ma il destino sarà beffardo ancora una volta, e il poeta ormai 93enne si farà attendere una settimana, rimandando l’incontro per un viaggio. Per fortuna: perché il tempo dell’attesa sarà per Olga il tempo della scoperta; e l’autrice-esploratrice, come Colombo – che l’America “non l’ha cercata e alla fine l’ha trovata” – riuscirà a entrare fortuitamente in un mondo che, a cercarlo di proposito, forse non si sarebbe rivelato.
È il mondo del Caffè Trieste di North Beach, il quartiere sede degli artisti della beat generation, ieri come oggi. E così, Olga Campofreda si ritrova ad abbracciare Jack Hirschman, sua moglie Agneta (Aggie) Falk e i loro amici; a bere alcolici in loro compagnia alle feste e ad ascoltarne dalla viva voce i componimenti poetici; per poi farsi riaccompagnare in hotel da Neeli Cherkovski, amico e biografo di Charles Bukowski.
Registratore alla mano, Olga incide sul nastro, ma ancor di più nel suo cuore, le conversazioni avute al Caffè Trieste di Vallejo Street con i poeti beat e, finalmente, con Lawrence Ferlinghetti, mentre il juke box suona la colonna sonora del suo viaggio: un mix di sound storico e underground che simboleggia la città stessa. Una San Francisco che, insieme ad Olga, è altrettanto protagonista delle sue avventure, con le sue salite e discese, i tram d’epoca provenienti da tutto il mondo, il molo, i giganteschi negozi di dischi, il museo beat… Luoghi dell’anima dove tutto può succedere; dove un imprevisto si può trasformare in una sorpresa, dove ci si siede a prendere un caffè con il Mito, o con uno sconosciuto con cui in un attimo scopri di avere qualcosa in comune.
Ma, perché le cose succedano, bisogna essere disposti ad andar loro incontro. The answer is not blowing in the wind, scrive in versi Ferlinghetti parafrasando Bob Dylan; le risposte, dice Olga Campofreda, non arrivano dal vento: devi avere il coraggio di guardare le cose negli occhi. E qui si torna al “marinaio italiano”: “quello che troppo spesso si dimentica, è che Colombo ha avuto il coraggio di mettersi in mare”.

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