Loredana Limone

Loredana Limone15 domande a… Loredana Limone
(autrice di numerosi libri gastronomici e per bambini, ideatrice e conduttrice del laboratorio di scrittura creativa gastronomica Sapori Letterari, guida di Letteratura Gastronomica per il portale Supereva, ha pubblicato con Guanda il romanzo Borgo Propizio) e con Salani E le stelle non stanno a guardare e Un terremoto a Borgo Propizio.

Quando è nata la tua passione per la scrittura?
A nove anni ho composto “La penna”, la mia prima poesia, premonitrice, dove in prima persona parlavo appunto di una penna che “scrivo scrivo scrivo e non mi fermo mai. Son io che scrivo, la penna.”

Oltre a scrivere, che lavori hai fatto/fai?
Soffocando la passione – e naturalmente per vivere – ho lavorato per molti anni nell’ufficio estero di aziende di svariati settori, dagli orologi ai laminati di alluminio, dal pane surgelato agli utensili pneumatici, ai tubi e raccordi… senza trovare mai pace. Ma la scrittura è stata più forte. E oggi mi ci dedico a tempo pieno.

Quali sono i tuoi modelli letterari?
Non parlerei di modelli letterari, ma di scrittori che mi piacciono. Le mie letture sono e sono state ampie e variegate, dal loro insieme ho tratto il mio stile. È chiaro che poi si finisce per assomigliare a qualcuno: in qualche modo è come la musica, le note sono sempre quelle.

Cosa ti piace leggere?
Gli scrittori che metterei al primo posto sono tre (li cito in ordine alfabetico): Giuseppe Pederiali, per la leggiadria con cui racconta le sue storie che contengono la Storia; Anita Shreve, maestra di vita e sentimenti; Andrea Vitali, che mi riconcilia con la vita.
Ma il libro dei libri per me è Più grandi dell’amore di Dominique Lapierre.

Il posto e il momento migliore per leggere un libro.
Quando un libro mi rapisce i sensi, ogni posto e ogni momento sono buoni.

L’ultimo libro che hai comprato?
Il torto del soldato di Erri De Luca, scrittore che stimo molto perché è un raro esempio di autore napoletano che non bistratta la sua (e mia) città. Anche se in questo libro, più che di Napoli, ci dà solo qualche pennellata di Ischia, perché in esso Erri tratta, peraltro da un angolazione molto originale, il tema dell’Olocausto, che è da sempre di mio grande interesse.

La tua citazione preferita?
Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi (Albert Einstein).

La canzone che non ti stanchi mai di ascoltare?
Occhi di ragazza, di Gianni Morandi.

Qual è il tuo rapporto con la televisione?
Non ho pressoché rapporti con essa. Ultimamente ho visto “Il giovane Montalbano” (il vecchio non lo reggevo, preferivo leggerlo), Sanremo perché c’era Morandi che ne ha innalzato il livello. La domenica, mentre stiro, guardo “Per un pugno di libri”. Ora che è terminato ho un serio problema domestico.

Le tre più grandi invenzioni della storia, secondo te.
I libri, il telefono e, se nelle invenzioni posso includere anche le scoperte, la cioccolata (li ho appioppati a uno dei miei personaggi, la sempreverde zia Letizia).

C’è un posto del mondo che ti piacerebbe ancora visitare?
Be’… un Borgo Propizio che sia altro da me. Per vederlo dal di fuori.

Sei invisibile per un giorno: dove vai?
In classe di mio figlio.

Saresti davvero felice se…
Si debellasse la fame nel mondo.

Hai ancora qualche sogno nel cassetto?
Dopo la pubblicazione di Borgo Propizio presso un editore così importante come Guanda non credo di averne altri.

La tua filosofia della vita, in una frase.
Quella che è contenuta nel messaggio di Borgo Propizio: Osa essere te stesso e non sarà poi tanto dura.

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