La casa dipinta

La casa dipinta - John Grisham

La casa dipinta
John Grisham
“I miti”, Mondadori, 2002
Pagg. 335, € 9.50

A sette anni, le uniche occupazioni di un ragazzino di campagna dovrebbero essere giocare libero tra i prati, guardare il papà mungere le mucche della fattoria e scendere ogni tanto in paese con il camioncino del nonno a comprare un gelato o una coca cola. Per Luke Chandler, solo il sabato è un giorno di riposo: dal lunedì al venerdì, per alcuni mesi all’anno, deve raccogliere nei campi il cotone, unica fonte di reddito della famiglia, alzandosi quando è ancora notte e lavorando duramente insieme agli adulti, finché non cala il sole. Unica alternativa, aiutare la mamma a cogliere gli ortaggi da mettere sotto vetro, sostentamento per un inverno di stenti. Mentre si affanna sotto la calura asfissiante, Luke sogna di poter trascorrere un giorno intero semplicemente a giocare a baseball davanti casa, imitando il suo eroe, il giocatore Stan Musial, in attesa di diventare un campione come lui nella squadra dei Cardinals. Ma non saranno le faticose incombenze domestiche a rubare a Luke la sua innocenza di bambino, bensì il confronto con un mondo molto più grande di lui: quello dei messicani e dei montanari assoldati dalla famiglia Chandler per la raccolta del cotone, braccia forti per lavorare ma anche per fare del male.
In questo splendido romanzo, che si distacca nelle tematiche dalla consueta produzione del ‘re’ del legal thriller, John Grisham descrive magistralmente la vita di una fattoria dell’Arkansas, con le sue gioie e i suoi dolori, e ci pare di vedere la famiglia Chandler riunita sulla veranda, dopo la cena a base di pollo fritto, per ascoltare alla radio la partita serale di baseball, mentre la nonna prepara conserve e il taciturno nonno Eli, detto da tutti Pappy, commenta il tempo, fonte di preoccupazione per il raccolto del cotone. Non è solo in momenti come questi che Grisham ci trasmette il senso dell’unità familiare. Nelle traversie della vita di campagna, influenzata impietosamente dal maltempo, si scopre la vicinanza con i propri simili, e chi ha poco divide con chi non ha niente. Nelle disgrazie familiari sopportate insieme, nell’attesa condivisa delle lettere di un figlio soldato in Corea, nell’accoglienza pietosa dei messicani trattati di solito in maniera disumana, nelle pennellate di vernice suddivise tra tante mani, c’è tutta la solidarietà corale di una società agricola che forse in alcune parti dell’America esiste ancora, paradigma comunque di un mondo che, dovunque condivida questi valori, non dovrebbe scomparire.

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