La signorina e l’amore

La signorina e l'amoreLa signorina e l’amore
Giovanna Mozzillo
“Pesci rossi”, GoWare, 2014
Pagg. 408, € 3,74 (Kindle), € 4,99 (e-book), € 14,99 (libro)

È una prosa tutta da ‘assaporare’ quella di Giovanna Mozzillo: una scrittura mediterranea antica e insieme nuova, potente come quella di un classico, che con maestria difficilmente eguagliabile (la scrittrice Loredana Limone l’ha definita, a ragione, “alta letteratura”) sollecita tutti i sensi del lettore, e va gustata piano. Ne è uno dei migliori esempi il romanzo La signorina e l’amore, già edito con successo da Avagliano nel 2001 e oggi riproposto al pubblico per i tipi virtuali e cartacei delle Edizioni GoWare, in versione e-book e stampata.
La signorina è Rosella Benevento, fanciulla napoletana di buona famiglia che vive, con la madre e la sorella Teresa, specchio di ogni virtù, in un antico palazzo nel centro storico di Napoli. Siamo nei primi anni Venti, sotto il fascismo (il racconto si apre nel 1925) e Rosella è solo una ragazzina. Un’adolescente beneducata che sa che nella sua vita, prima o poi, arriverà l’amore. Ma ora no, è troppo presto. Ora Rosella si limita a sognare questo sentimento che, non ha dubbi, sarà potente, devastante, ma soprattutto certo: perché, quando verrà il momento giusto, senza alcun dubbio ne sarà toccata anche lei. Nel frattempo, Rosella vive una quotidianità serena, fatta di piccole cose: aiutare la madre nelle faccende di casa; confidarsi con le domestiche e con le amiche di sempre, Maria Iole e Carolina; cercare, se non di eguagliare, almeno di avvicinarsi alla bravissima sorella Teresa, per cui nutre affetto e ammirazione. Così, nessuno si aspetterebbe da lei che l’amore, una volta che arrivi improvviso, casuale e inaspettato, prenda le sembianze di Leonardo Pavoncelli: medico giovane ? ma molto più grande di lei ? che abita, con due figlie e la ricca moglie Iris, suo passepartout per la carriera e l’alta società, proprio nel palazzo della ragazza. Un amore impossibile solo sulla carta; perché, nella realtà, nasce e si sviluppa come Rosella aveva sempre immaginato, in maniera così naturale che le pare sia sempre stato lì per lei: “sarà stata un’illuminazione, ma ha capito, capito veramente: ha capito che si tratta di un fatto immenso, ineffabile, meraviglioso”.
Un sentimento, naturalmente, da tenere segreto ai più, tranne quando Rosella e Leonardo si ritrovano nell’‘oasi’ dei Vergini e, protetti dalle memorie dell’antica casa, si concedono il lusso di amarsi come due veri sposi. Anche quando fuori gli aerei inglesi stanno bombardando la città.
Ed è proprio la Napoli dell’anteguerra, insieme a Rosella, la co-protagonista del romanzo: una città bella, “intatta, assoluta, sublime”, fatta di edifici storici che resistono imperterriti al tempo e spesso alle bombe, di “gradinate sdrucciole delle rampe” che collegano i due amanti perché riescano a incontrarsi il più presto possibile, anche di notte; di umidi rifugi sotterranei che li separano; di campagne collinari che forniscono verdure abbondanti quando il cibo scarseggia; una Napoli solcata dai tram e dalle automobili Balilla, in cui si ossequia o si combatte in silenzio Mussolini, in cui però ogni evento, per Rosella, ha un senso solo se la unisce, o la separa, da Leonardo.
È la città in cui vediamo muoversi i protagonisti, ma anche quella raccontata, viva testimonianza dell’epoca, da una ‘voce fuori campo’, che si alterna ai capitoli della narrazione: è Giovanna, detta Giovannella, figlia di Teresa e nipote della protagonista. E più di una traccia, nel libro, ci fa pensare che i personaggi non siano soltanto il frutto della fantasia dell’autrice…
Sicuramente reali sono i luoghi: e da Napoli, si va, o meglio si sfolla, a Gragnano, nell’interno della Costiera Sorrentina, dove Giovannella osserva, affascinata alla stessa maniera, l’incanto della natura e le luci dei bombardamenti, quasi fossero stelle comete. Il suo sguardo puro e incantato di bambina è in fondo lo stesso della zia Rosella: uno sguardo rivolto alla vita con la serena accettazione di ciò che può portare, che siano immense gioie o grandi dolori; perché l’importante è viverla, e viverla come si desidera.

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