Missione a Manhattan

Missione a Manhattan

Missione a Manhattan
Chiara Santoianni
Cento Autori, “A cuor leggero”, 2016
Pagg. 176, € 7,50

Penelope Pinto è tornata, ed è più in forma che mai! In questo secondo volume delle sue avventure, sequel di Cocktail di cuori e sesta uscita nella collana “A cuor leggero” di Cento Autori, Penelope – coronato il suo sogno di pubblicare finalmente il suo primo romanzo – è ormai ben inserita nel mondo dell’editoria: lavora infatti nell’Ufficio Marketing della casa editrice londinese Martin & Cooper, dividendosi tra l’open space dell’ufficio e i prestigiosi party letterari con note celebrità della narrativa. Al suo fianco, come sempre, l’alternativa ereditiera e “it-girl” Olivia Parker-Kensington, oltre al nuovo fidanzato Robin, space clearer dal carattere non sempre facile ma ormai addolcito dalla relazione con Penny. Che, però, non ha perso il vizio di mettere il naso dove non dovrebbe… E così, dopo una ‘intrusione’ informatica nel computer del collega Edy Thor, rispettatissimo editor dall’ego smisurato, si trova in una situazione davvero imbarazzante: dal pc sono spariti alcuni documenti importanti, da cui dipende il futuro della casa editrice e, con esso, la promozione tanto agognata da Penelope. Non resta che rimboccarsi le maniche e, con l’aiuto di Robin e l’incoraggiamento di Olivia, partire, attraversando l’Atlantico, alla volta di New York, mettendo insieme i pochi indizi raccolti per venire a capo del mistero, che, a quanto pare, ha le sue radici nel cuore di Manhattan. Tra stagiste arriviste, scrittori del Bronx e politici rampanti, sullo sfondo di una New York da Cercasi Susan disperatamente e Colazione da Tiffany, riuscirà Penelope a riportare a casa il manoscritto scomparso, a salvare le sorti della casa editrice e a scongiurare il licenziamento dei colleghi, riuscendo infine ad arrivare puntuale a Sorrento al matrimonio della sorella Carmela, che sta per essere finalmente impalmata dall’eterno fidanzato Vincenzo? Con verve e brio, uno sguardo al mondo dell’informatica e a quello del cinema e molta ironia, Chiara Santoianni fa rivivere sulla carta, quasi come sul grande schermo, i personaggi ormai collaudati che abbiamo conosciuto in Cocktail di cuori, costruendo con sicurezza la trama complessa di un’avventura in cui nulla può essere dato per scontato.

Robin era appena uscito per impacchettare la casa dei Wilkinson e stavo finendo di mettere a posto i resti della colazione ? plum-cake al ribes rosso e lamponi con spremuta d’arancia ? quando il mio cellulare suonò di nuovo. I miei contatti stavano diventando mattinieri.
Interruppi le note della suoneria di Torna a Surriento e risposi a mia sorella.
«È un po’ che non ti fai sentire» le dissi. «Tutto bene lì da voi?»
«Più che bene, Pené. Sto da Dio. Devo darti una bella notizia.»
«Hai finalmente trovato lavoro?» L’allergia di Carmela per qualsiasi attività che non si svolgesse tra le quattro mura domestiche era proverbiale, ma ancora ci speravo.
«Ma che lavoro e lavoro, ho detto “una bella notizia”! Mi sposo.»
«Hai lasciato Vincenzo? E chi è il fortunato?»
«Pené, ma che hai capito? Mi sposo con Vincenzo. Si è convinto.»
Restai senza parole. Il fidanzamento di mia sorella andava avanti da dieci anni con alti e bassi, ma con una costante: per quanto Carmela si sforzasse di dimostrarsi il prototipo della moglie ideale, sviluppando ogni virtù casalinga, dalla preparazione del soufflé al ricamo a tombolo, Vincenzo faceva orecchie da mercante. In famiglia, eravamo ormai rassegnati al fatto che Carmela sarebbe rimasta single. Anzi, come dicevano i miei, “zitella”. E invece ora si sarebbe sposata.
«Sono felicissima per te!» le dissi. «E come sei riuscita a operare il miracolo?»
«Non sono stata io. Il miracolo l’ha fatto nostro Signore. Certo, un piccolo aiuto gliel’ho dato, bucando il… Vabbé, Pené, hai capito. Insomma, siamo incinti! Tra sei mesi sarai zia. Ma non dirlo a papà, eh? Lui crede che io e Vincenzo non abbiamo mai…»
«Certo, certo!» mi affrettai a rispondere, ben conoscendo le idee poco moderne di nostro padre. «E quando sarebbe il matrimonio, verso Natale?»
«No, Penelope. Tra quindici giorni. Il 6 ottobre alle 11, nella cattedrale di Sorrento. E tu devi essere la mia testimone.»
Se, fino a poco prima, la partenza per New York mi era sembrata piuttosto azzardata, adesso, con il matrimonio di Carmela alle porte, si presentava decisamente come una follia. Eppure, ero ben decisa a portarla avanti. Salutai mia sorella, raccomandandole di riguardarsi e promettendole che sarei stata da lei al più presto, e iniziai a fare le valigie. Per gli Stati Uniti.

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