Tutto tranne l’amore

Tutto tranne l'amoreTutto tranne l’amore
Giuseppe Di Costanzo
“I virus”, ad est dell’equatore, 2013
pp. 144, € 12

Scrivere un romanzo fatto di soli dialoghi è impresa certamente difficile, ma ci riesce benissimo Giuseppe Di Costanzo, docente universitario di Storia della filosofia e Filosofia della comunicazione e della narrazione, già autore di numerosi titoli, che con Tutto tranne l’amore rivisita il genere del giallo a tinte noir in maniera originale.
Pochi, anzi pochissimi, personaggi: tre protagonisti e qualche comparsa. Nessuna descrizione di luoghi e di ambienti: solo una notazione, all’inizio di ciascun capitolo, che ci informa, quasi come in una sceneggiatura, che siamo, ad esempio, a Zurigo, in un club, o a Milano, in strada. E nessuna azione, se non quelle ricordate attraverso i dialoghi, sempre a due, tra i personaggi. Eppure, grazie al sapiente uso che Di Costanzo fa della tecnica narrativa dello show, don’t tell (qui portata all’estremo, quasi come in un esperimento di letteratura potenziale) e dell’esempio di una maestra di romanzi composti esclusivamente di dialogo come Ivy Compton-Burnett, il lettore entro subito nello spirito della storia.
Che è quella dell’incontro di due corpi di donna, che poi sono due anime, nello squallore di un night-club in Svizzera, pretesto per un’esplorazione della psicologia femminile, anche in questo caso portata all’estremo: le donne, dice a un certo punto un personaggio, sono tutte un po’ bisessuali.
Certamente lo è Christina, che per sfuggire alla miseria della Romania vende il suo corpo prima agli uomini, poi alle donne, continuando almeno un po’ ad amare Mirko (che per tutto il tempo del romanzo sosterrà che non è stato lui a costringerla alla prostituzione, perché “lei è libera di fare quello che vuole”). A togliere Christina dalla strada sarà però Eva, ricca e potente businesswoman dalle decise inclinazioni per il sesso femminile. E sarà proprio questa svolta nella vita delle due donne a far raggiungere il punto di rottura, in cui, finalmente tutti e tre insieme, i protagonisti porteranno anche questa volta alle estreme conseguenze il loro rapporto.
Di Costanzo, attraverso i dialoghi, si cala con molta abilità nei panni di Eva e Christina, dimostrando una capacità di introspezione dell’animo femminile fuori dal comune per un uomo e affrontando nello stesso tempo temi forti – come forte è tutto il romanzo, nelle situazioni e nelle espressioni dei personaggi – di cui non sempre si ha il coraggio di parlare o di scrivere. Temi che sono il pretesto, agli occhi delle lettrici, per sottolineare senza falsi pudori i lati oscuri del mondo femminile: le violenze, le difficoltà, la disperazione, le gelosie, ma anche le ingenuità e la capacità di sacrificio. Come gli argomenti che affronta è crudo e sincero anche il linguaggio, che a volte diventa addirittura disarmante: a Christina, che sottolinea come Eva si “presenti come una donna”, Eva risponde: “Io sono una donna”.

Il 13 ottobre 2013, qualche mese dopo questo post, Giuseppe Di Costanzo ci ha lasciati. A lui, ormai nel Paradiso degli Scrittori, va il nostro pensiero.

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