Vado a Napoli e poi… muoio!

Vado a Napoli e poi... muoio!

Vado a Napoli e poi… muoio!
Daniela Carelli
“AcquaFragile”, Sensoinverso Edizioni, 2013
Pagg. 209, € 16,00

Fabrizio Castiglioni, 32 anni, lombardo doc della provincia di Varese, viene da una famiglia che più padana non si può: gaviratesi da generazioni e irriducibilmente leghisti, i genitori di Fabrizio sono convinti che il civile Nord finisca a Rimini. Tutto il resto, per loro, è “‘il Sud’, o il nemico che dir si voglia.” E così, in attesa che un bel terremoto spacchi l’Italia in due, impedendo ai temuti ‘terroni’ di risalire lo stivale in cerca di lavoro, a casa Castiglioni, dove il massimo lusso è un piatto di penne al burro e una vacanza a Trepalle in provincia di Livigno, si indottrina il figlio affinché, come fidanzata, trovi una bella tusa de i nòster part, in base al detto “moglie e buoi dei paesi tuoi”. Fabrizio, però, si rende ben presto conto che, per soddisfare le esigenze della sua ragazza ideale (“bionda, snella, magari con gli occhi chiari, l’incrocio perfetto tra una modella e una velina”), occorrono un bel po’ di soldi. Ma, quando si sono interrotti gli studi perché con la cultura non si può comprare un motorino, le offerte di impiego disponibili sembrano riguardare soltanto muratori o friggitori di patatine. Così, a Fabrizio non resta che ‘emigrare’ da Gavirate a Milano, dopo aver seguito un corso per web developer, e riconvertirsi in esperto di informatica nella città tentacolare, ricca di occasioni di lavoro e di nuove conoscenze. Come fare, però, quando in ufficio la nuova collega, con cui il Fabri dovrà collaborare a stretto contatto, è ? orrore!? napoletana? E che napoletana, poi! Mora, una cascata di capelli ricci, tacchi dodici e il resto… curve. Dopo le prime schermaglie tra i due, le ostilità si rompono e, complice un dolce roccocò, Fabrizio comprende finalmente che, in fondo, le ‘terrone’ non sono poi tanto male. Soprattutto se hanno le fattezze di Linda. Che, però, ha un difetto insormontabile: viene da una città dove assolutamente Fabrizio non vuol mettere piede. Ma mai dire mai…
Con uno stile provocatorio e brioso, Daniela Carelli, cantante e scrittrice napoletana trapiantata al Nord, già autrice del romanzo autobiografico Volevo fare la segretaria, ci racconta la conversione di un leghista alla cultura meridionale, descrivendoci, con amore e con passione per la sua città, una Napoli che spesso neppure i suoi abitanti conoscono fino in fondo: quella delle meraviglie artistiche da scoprire, delle passeggiate nel centro storico tra viuzze popolari, palazzi meravigliosi e sfogliatelle, delle mozzarelle giganti decorate con pomodorini e basilico, della pizza con il lievito madre, dei sotterranei-museo. La Napoli leggendaria sorta sull’isolotto del Castel dell’Ovo, sotto le cui fondamenta la protegge il magico uovo di Virgilio; la città dell’abete natalizio in Galleria, a cui si appendono biglietti di auguri e di pensierini (non tutti aulici: “A quel cornuto che mi ha bucato le ruote della macchina (in attesa di acchiapparlo) dedico il seguente augurio. A sera d’‘a Viggilia s’anna schiattà tutte ‘e ppalle ‘e Natale ‘ncopp’ all’albero”). Una Napoli diversa dagli stereotipi diffusi dai media, che relega i fatti di camorra in uno spazio assai piccolo rispetto al mare di generosità, di solarità, di cultura che rende i suoi abitanti felici, tutto sommato, di abitarvi. Il testo include le mappe degli itinerari citati.

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