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Marisandra Lizzi, Lettera a Jeff Bezos. Dal sogno visionario alla riscrittura dei 16 principi di Amazon

Tempo di lettura: circa 13 minuti

MARISANDRA LIZZI: IL LAVORO, PER AVERE SENSO, DEVE CONTRIBUIRE A UN BENE PIÙ GRANDE

Marisandra Lizzi
Marisandra Lizzi al Digital Detox Festival, 2025 (foto di Mario Mele)

Marisandra Lizzi è una donna coraggiosa. Lo è stata da sempre, sin da quando, giovanissima e appena laureata, ha lasciato la sua Torino per immergersi nel mondo del marketing di Milano: “un ambiente stimolante, quasi ipnotico. La velocità delle persone, la metro che mi dava la sensazione di essere risucchiata in un vortice.” La sua vita, da quel momento, non è stata più la stessa.

A Milano, l’incontro fortuito con le Pubbliche Relazioni; il primo lavoro in un ufficio che promette rivoluzioni tecnologiche (“sedie presidenziali in pelle nera, una lunga scrivania lucida e l’atmosfera di chi custodiva le chiavi del futuro”); la sensazione di aver trovato il suo posto nel mondo. Lo racconta nei primi capitoli di Lettera a Jeff Bezos: il saggio, coraggioso come la sua autrice, con cui Marisandra Lizzi ha svelato le luci e le ombre della sua ‘storia d’amore’ con Amazon e, infine, la scelta sofferta di chiuderla. Per riscrivere i 16 Principi di Leadership del colosso di Seattle in una chiave diversa, che pone sempre al centro il lato umano degli ambienti lavorativi.

La scrittura mi ha aiutata a capire chi sono, a riconoscere quando la mia missione non era più allineata, a trovare il coraggio di cambiare. Cosa serve di più al mondo se non questo? Sapere chi si è e avere il coraggio di esserlo Marisandra Lizzi

Dal Premio Guggenheim a Mirandola Comunicazione

Nel libro, Marisandra intreccia la sua storia personale con quella di Amazon, raccontando con semplicità traguardi lavorativi per molti inarrivabili. Nel 1999, ad esempio, un suo progetto vince il Premio Guggenheim. Nel 2000, quando il Web sembra implodere, si candida per un nuovo prestigioso incarico di PR e l’ottiene. Tra il 2001 e il 2002, la realizzazione di un sogno: fondare, su una collina immersa nel verde, una casa, una famiglia e un’azienda: Mirandola Comunicazione.

Mentre l’e-commerce italiano sta nascendo, ancora il caso (un’intervista ‘recuperata’ in extremis con il manager di Amazon Diego Piacentini) fa scoccare la scintilla tra Marisandra Lizzi e l’azienda più famosa del commercio elettronico. È il 2003, e Amazon sta trasformandosi da libreria online a gigantesco magazzino virtuale dove si può comprare di tutto.

Non mi sembrava vero: avrei – anche se ufficiosamente – cominciato a lavorare per Amazon. Marisandra Lizzi, Lettera a Jeff Bezos, p. 65

Il lancio di Amazon in Italia

Tra il 2004 e il 2016, Marisandra Lizzi assiste alla crescita del digitale italiano, a cui collabora attivamente con il suo lavoro. Sono anni di impegno intensissimo, di connessioni, di idee folgoranti, di iniziative fuori dall’ordinario per presentare ai media, e poi al mondo, la scalata di Amazon. Nel 2005, è presente alla fondazione di Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano. Nel 2008, il secondo figlio ancora piccolissimo, tiene a battesimo la nascita di Amazon in Italia, il cui lancio riesce a far sincronizzare con l’E-commerce Forum, potenziandone l’impatto mediatico.

iPressLive. Il viaggio nella Silicon Valley

Nel 2010, insieme allo sviluppatore Stefano Ubaldi, fonda iPressLive, la prima piattaforma italiana che permette a blogger, giornalisti e comunicatori di aggiornarsi in modo collaborativo in ogni ambito tematico, grazie a notizie selezionate automaticamente dalle rassegne stampa italiane ed estere. L’idea è straordinaria e, nel 2012, la startup viene selezionata per un periodo di incubazione presso l’acceleratore Mind The Bridge a San Francisco. Marisandra Lizzi vola, così, nella Silicon Valley, dove può confrontarsi con il gotha dell’innovazione e studiare le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale nel campo del giornalismo e delle comunicazioni.

Il caffè con Jeff Bezos. La corsa all’innovazione

Nel 2011, il fondatore e CEO di Amazon Jeff Bezos compie il suo primo viaggio in Italia ed è Marisandra Lizzi a organizzargli nei dettagli l’agenda delle interviste – cosa di cui Bezos, soddisfatto, la ringrazierà durante una pausa caffè. Il legame con Amazon permette per un po’ a Marisandra di lavorare anche per la concorrente IBS; ma, dal 2016, non sarà più possibile. In quell’anno, dopo una serie di innovazioni tecnologiche che vedono l’influenza di Amazon estendersi ben oltre l’e-commerce, nasce Music Unlimited; Amazon apre in Italia il suo primo centro di sviluppo per l’Intelligenza Artificiale.

Dal 2011 in poi, Amazon crebbe a una velocità impressionante. […] Ogni lancio era un traguardo, ma nessun traguardo era davvero un punto d’arrivo. Era solo l’inizio del successivo. Marisandra Lizzi, Lettera a Jeff Bezos, p. 119

Il Team per la Trasformazione Digitale del Governo Italiano

Il 2016 è un anno cruciale, che vede un’altra decisione coraggiosa (quando la prende, Marisandra non sa ancora che si rivelerà il catalizzatore di un cambiamento profondo): con l’appoggio di marito e figli, accetta di trascorrere due anni a Roma per lavorare nel Team per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Team, di cui lei dirige il settore Comunicazioni e PR, dovrà guidare la Pubblica Amministrazione, e l’Italia tutta, verso una piena cittadinanza digitale. È per questo che Marisandra Lizzi è nella lista delle 150 donne dell’innovazione stilata da Startup Italia. Ma è proprio l’esperienza romana a Palazzo Chigi a segnare la prima crepa nella sua visione lavorativa.

Non ricordo il momento esatto in cui ho cominciato a chiedere troppo a me stessa. Credo sia successo lentamente, giorno dopo giorno, come accade quando ti abitui a portare uno zaino sempre più pesante, finché non ti sembra normale non riuscire a camminare bene. Marisandra Lizzi, Lettera a Jeff Bezos, p. 216

Il breve confine tra eccellenza e autodistruzione

Quando si pretende troppo da se stessi, perché è il lavoro a richiederlo, l’impegno non è mai sufficiente. Il tempo sembra non bastare mai. Gli obiettivi raggiunti sono solo la tappa precedente della conquista successiva. Marisandra Lizzi, anche grazie agli studi di bioenergetica che compie in quegli anni con i maestri Pino Ferroni e Sidrea Besacchi, inizia a pensare che il vero successo, forse, risieda altrove: in un tipo di vita dalla qualità più “umana”, in cui il principio di leadership “Insistere sugli standard più elevati” non debba per forza significare perdita di energia, mancanza di salute, burnout. In altre parole, autodistruzione. È quello il momento in cui cambia tutto.

Il “no” ad Amazon

Nell’ammirazione incondizionata verso il genio dell’e-commerce inizia a insinuarsi il dubbio. L’etica delle origini sembra essersi annacquata in funzione del profitto, i 16 Principi di Leadership che Amazon ha posto alla base dei suoi rapporti con i dipendenti e con gli acquirenti sembrano essere stati, in parte, traditi. Un’azienda che serve 310 milioni di clienti nel mondo potrebbe avere un impatto positivo enorme se usasse il suo potere per fare del bene al Pianeta, ma il mito della velocità a tutti costi glielo impedisce.

All’inizio degli anni Duemila, il digitale rappresentava per noi uno strumento di libertà e possibilità. Internet ci sembrava il mezzo perfetto per far succedere le cose: farle accadere meglio, più in fretta, con più partecipazione. E, per un po’, è stato davvero così. Poi quella corsa ha cambiato direzione. La tecnologia ha smesso di essere strumento ed è diventata padrona. La velocità si è trasformata in un valore assoluto. E noi, nel nostro lavoro di consulenti, stavamo contribuendo ad alimentarla. Amazon aveva trasformato la soddisfazione immediata in un bisogno urgente. E noi avevamo aiutato l’azienda a raccontarlo. Realizzarlo è stato come svegliarsi da un sogno con un grande dolore in grembo. Marisandra Lizzi, Lettera a Jeff Bezos, p. 234-235

E così – la decisione non è affatto facile – nel 2020, per una serie di ragioni, Marisandra Lizzi e il suo Team prendono compatti la decisione di dire “no” al loro principale datore di lavoro: la stessa azienda che, poco tempo prima, ha rinnovato a Mirandola Comunicazione il contratto Corporate, con un aumento.

Amazon è stata mia maestra per tanti anni e questo non potrò mai dimenticarlo. Ma oggi non riconosco più la visione degli albori, e non sai quanto mi ferisca scrivere questa frase perché so che tu, caro Jeff, potresti davvero cambiare il mondo in meglio. Marisandra Lizzi, Lettera a Jeff Bezos, p. 19

“Caro Jeff, sono mesi che scrivo e riscrivo questa lettera”

Conquistare la fiducia, titola il Principio di Leadership n. 11: il Team di Mirandola ha sempre ricevuto fiducia da Amazon. Ma la fiducia è un patto reciproco, e nel 2021 Marisandra Lizzi ha deciso di scrivere al fondatore di Amazon che lei e i suoi non potevano più lavorare per lui. Con questa missiva, straordinariamente sincera, inizia Lettera a Jeff Bezos, che è un saggio, ma si legge come un romanzo.

Il ritorno al “mondo ordinario”, la collina dei sogni che diventano progetti

Lettera a Jeff Bezos di Marisandra Lizzi

C’è l’eroina (Marisandra), la chiamata all’azione, il mentore (Diego Piacentini), l’ingresso nel mondo straordinario (di Amazon). Ci sono sfide, alleati e nemici. E la prova centrale, la cui ricompensa è una nuova consapevolezza, insieme alla certezza dei propri ideali. Così, Marisandra, suo marito Mauro Sarina e il Team di Mirandola, sulla via del ritorno dalla lunga avventura, scelgono di rientrare nel mondo ordinario.

Che, poi, tanto ordinario non è: Mirandola Comunicazione sorge sulla “collina dei sogni che diventano progetti“, in un podere agricolo dove il corpo può ritemprarsi nella natura e la mente rilassarsi, e dove il lavoro di squadra è anche amicizia e accoglienza. E a Milano, nella Chiesetta sconsacrata di San Carlo alle Rottole, luogo simbolico di un modo quasi sacro di intendere il lavoro e, soprattutto, le relazioni umane.

LEGGI UN ESTRATTO DI LETTERA A JEFF BEZOS

Dall’Atelier delle Relazioni Umane a Do it Human. Il lato umano della comunicazione

È proprio lì che nasce – ma questa è un’altra storia – l’Atelier delle Relazioni Umane di Mirandola: un laboratorio di conoscenze ed esperienze dove, mentre si impara come stilare un buon piano di comunicazione, si fanno propri gli esercizi di bioenergetica umanistica. E qui si torna al lato umano della comunicazione; non a caso, Lettera a Jeff Bezos è pubblicato dalla Do It Human Editori di Diego Leone e Alberto Manieri, casa editrice milanese indipendente “per chi crede ancora nell’umanità”.

Crede molto nell’umanità, Marisandra, e pensa che ciascuno di noi debba impegnarsi per fare, eticamente, del proprio meglio. Anche e soprattutto nell’impatto che cerchiamo di avere nel mondo, e che non necessariamente si ottiene mettendosi in primo piano. “Ho sempre preferito stare dietro le quinte rispetto alle luci della ribalta. Il mio lavoro me lo consente e sono molto felice di questo”, scrive Marisandra Lizzi nella sua presentazione come membro del Team per la Trasformazione Digitale. Ogni tanto, però, si può decidere di scendere in campo in prima linea, per i propri ideali.

L’impatto profondo di 17 anni con Amazon

In Lettera a Jeff Bezos, Marisandra Lizzi si mette in gioco completamente. Intreccia il racconto della sua vita personale, dall’inizio della sua storia d’amore con Mauro Sarina alla nascita dei figli Carlotta e Riccardo, con la storia di Amazon. Svela le difficoltà degli esordi: insieme a quelle del colosso dell’e-commerce, le sue. Cita i successi senza enfasi, facendoci avvertire però l’emozione, l’entusiasmo, la passione con cui ha svolto il suo lavoro.

Descrive iniziative straordinarie – come il concerto a sorpresa nella stazione di Milano per il lancio di Amazon Music, o la ricostruzione del market virtuale in un appartamento milanese – con la naturalezza di chi è abituato a dare il meglio di sé, ma sa riconoscere il merito di chi ha contribuito e co-costruito. Racconta degli ostacoli, dei voltafaccia, delle delusioni. Degli imprevisti. In quei 17 anni con Amazon, tutto quel che è successo alla multinazionale americana è successo anche a lei (che ne ha sostenuto, con il lavoro della sua agenzia Mirandola Comunicazione, l’immagine pubblica, a volte messa in discussione). E tutto ha avuto, comunque, un profondo impatto sulla sua vita.

Colpo dopo colpo, perdita dopo perdita, si attivava in me un segnale, una spinta verso una riflessione più profonda sulla mia vita. Quello che avevo costruito con Mauro, quello che credevamo fosse una missione, non era altro che fumo. […] Quel vuoto portò con sé una trasformazione. Dopo aver toccato il fondo, iniziai a intravedere una via d’uscita, un modo per riconnettermi con me stessa e con ciò che contava davvero.

Riscrivere i Principi di Leadership in chiave etica

Oggi, Marisandra Lizzi usa la potenza coinvolgente della sua scrittura per esprimere l’idea di in mondo più giusto e più equo, di un Pianeta più sano e più libero. Su Medium (piattaforma di “Human stories and ideas”) racconta di Lotta – sua figlia Carlotta – attivista di Extinction Rebellion, che nell’agosto 2025 ha raggiunto la Norvegia insieme a Greta Thunberg per chiedere l’immediata uscita del Paese dai combustibili fossili.

Sceglie di applicare il 15esimo Principio di Amazon, “Puntare a essere il miglior datore di lavoro al mondo”, per rendere più felici le persone che lavorano con lei, creando uffici dove abitano la bellezza e la natura, i tempi sono ‘umani’ e diventa sempre più facile conciliare vita professionale e privata. Porta il suo Lettera a Jeff Bezos nei luoghi dove i ritmi sono ancora sostenibili: la libreria più antica di Venezia, nei giorni in cui il Jeff Bezos e Lauren Sanchez si sposano in Laguna in pompa magna; il Digital Detox Festival, dove ci si disconnette per ritrovare se stessi; la libreria IoCiSto di Napoli, creata da una “comunità partecipata, appassionata e coraggiosa che resiste alla chiusura delle librerie”.

Da un grande potere derivano grandi responsabilità

È l’ultimo, il 16esimo Principio di Leadership (“Successo e rilevanza comportano grandi responsabilità”) quello che spiega meglio la decisione di scrivere Lettera a Jeff Bezos. Per crearlo, Bezos si era chiaramente ispirato al celebre commento finale di Stan Lee nel fumetto di Spiderman: “In this world, with great power there must also come great responsibility“. Da un grande potere deriva una grande responsabilità.

Marisandra Lizzi, come stratega della comunicazione e delle PR di Amazon, ha avuto il potere, e la grande responsabilità, di costruire l’immagine di Amazon che il pubblico italiano avrebbe amato. Dallo straordinario successo del gigante di Seattle, dalla sua rilevanza nel panorama del commercio globale, derivano grandi responsabilità. Verso il Pianeta, verso tutti noi. Amazon, per ora, non ha saputo assumersele. O almeno, solo in minima parte.

Ma anche un libro di potere ne ha tanto. Se Jeff Bezos leggerà di nuovo, stampata da Do It Human, la lettera che Marisandra gli ha mandato via e-mail il 25 febbraio del 2021, forse capirà che, prima ancora di investire miliardi di dollari in mega-proprietà immobiliari, yacht lunghi centinaia di metri e viaggi spaziali, dovrebbe ricordarsi che il suo grande potere, il suo enorme successo e la sua straordinaria rilevanza gli danno la responsabilità, e anche l’occasione, di contribuire a cambiare il mondo. In meglio. Per tutti.

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