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Caro, in ufficio, pensa a lavorare

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di PINELLA 🙂

Dopo aver scritto questa lettera, per il solo fatto di averla pubblicata sul Web mi sento liberata. Ora, se rivedrò il mio ex, mi sentirò padrona di me, con una nuova dignità, come se avessi davvero scritte a lui queste parole. Adesso che hai raccolto la mia disperazione, quest’uomo non è più così importante, perché le tue parole hanno rimarginato le ferite della mia anima. Pinella 🙂

Caro Jenny, sono molto arrabbiata con te.
Sei entrato nella mia vita e ti ho dato lo spazio che credevo meritassi, ma questo mi è costato il posto di lavoro, la tranquillità e tutto ciò che avevo di mio. Per proteggermi, non ti ho permesso più di entrare nella mia anima.

Vorrei cercare di capire cos’hai visto in me per dirmi di esserti innamorato: ero in un momento di totale tranquillità, per niente seduttiva. Cosa volevi da me quando mi dicevi “è solo una scappatella, non ti fare illusioni“, ma poi cercavi di fare discorsi seri? Credimi, Jenny, è per sopravvivere che ho dovuto scappare da te, che eri diventato tutto il mio mondo. Tutto per me ruotava intorno a te.

Mi hai fatto sentire brutta e cattiva, una vecchia strega che abbindola giovani fanciulli indifesi… Che cattiveria, tu e i tuoi amici mi avete tolto la freschezza che mettevo in tutte le cose e ora mi sento inaridita e incattivita, piena di rabbia per la mia vita bruciata. E non hai avuto il coraggio di chiedere scusa e dire che ti eri sbagliato. La mia rabbia mi ha isolato da tutti e ora ne fanno le spese i miei figli. Non sento di avere colpe, sono una persona per bene che ha sempre saputo quando occorreva finire qualcosa, quando era il momento di smettere di giocare con il destino di un essere umano. Forse tu pensi che esseri umani siate solo voi e le vostre mamme che si nascondono, mentre i figlioletti vanno in giro a innamorarsi di donne più grandi e poi tornano da mammina perché la strega cattiva vuole mangiarli… Ma anche i miei figli hanno una mamma, che nessuno ha tutelato.

Mi vergogno e rabbrividisco per quello che tu e le colleghe dei tuoi genitori mi avete fatto… In ufficio (roba da mobbing!) mi hai chiamata “donna di facili costumi”; ma io, caro Jenny, sono la donna di più difficili costumi che esista! Ho molto rispetto per me stessa, mentre forse tu hai avuto a che fare con donne che ti hanno usato e gettato e il rispetto non sai cos’è.

Con te sono stata bene, eravamo una cosa sola, eri il principe azzurro che mi ha fatto sognare e vivere emozioni, ma non ho mai capito chi sei. Lasciami vivere la mia vita ora, e se mi incontri in ufficio non mi chiamare “signora”, pensa a lavorare.

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