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COME SCRIVERE UN BUON INCIPIT


Produrre incipit voltapagine, che nello stesso tempo offrano un ‘assaggio’ di ciò che verrà dopo (riguardo lo stile, il contenuto, i protagonisti…) è fondamentale per ogni scrittore. L’inizio di un libro è, infatti, il suo ‘biglietto da visita: serve a presentare il testo al lettore, che, se non verrà subito ‘catturato’ dalle prime parole, potrebbe anche decidere di… non leggerlo!
Contenuti
Incipit immediati
Oggi si preferisce iniziare in medias res, cioè con l’azione, presentando i personaggi nel vivo delle situazioni (“È l’incipit che funziona sempre, il più interessante”, dice Marco Perillo, docente della scuola Holden).
Incipit con flashback
Quando si è più esperti si può usare la tecnica del flashback per chiarire al lettore gli antefatti, partendo dalla fine della narrazione. In questo caso, l’accorgimento è di non inserire mai un lungo flashback poco dopo l’inizio.
Incipit complessi
Un’altra tecnica, per i più esperti, è quella di far coincidere nell’incipit l’inizio e la fine di un racconto, come accade nella sala di vampiri Twilight.
Incipit con preposizioni
Gli incipit che partono con una preposizione – semplice o articolata – (di, alle, per, su, sul, nel, dal…) ‘costringono’ il lettore ad andare avanti per scoprire la parte principale della frase. Così pure l’enunciato principale posto alla fine del periodo (“Dal giorno che… Tom non aveva smesso di…”).
Incipit originali
Quanto più sarà originale, tanto più un incipit catturerà l’attenzione del lettore. Ecco alcuni esempi.
Un inizio che fa capire che la storia avrà sviluppi interessanti e imprevedibili:
“A prima vista non avrei mai pensato che ci potesse essere alcuna relazione tra l’assassinio di un uomo e gli eventi che cambiarono la mia convinzione su ciò che era la mia vita.” (Sue Grafton, La fine di J, “I classici del Giallo”, Mondadori, 1994)
Uno degli incipit più famosi! Il lettore, coinvolto da subito (“nostra”), si immedesima:
“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura” (Dante Alighieri, La divina commedia, Inferno)
Questo inizio, oltre ad essere molto originale, ci insegna anche qualcosa… sugli inizi:
“Perché volesse ucciderlo è un problema che esula dall’ambito di questa storia (…) E una storia deve avere un punto di partenza piuttosto conciso, altrimenti diventa un inutile e informe taccuino. Tutto quanto bisogna dire, perciò, è che lui voleva ucciderlo, lo uccise e poi pasticciò tutto… e adesso lasciamo pure che la storia cominci.” (Cornell Woolrich, “Un minuto per morire”, in Se i morti potessero parlare, Il Giallo Mondadori, 1996)
Un incipit che maschera, solo in apparenza, la tensione:
“Si trovava in una stanzetta dietro l’arena. La giacca coi lustrini gli conferiva un’aria allegra, e la calzamaglia metteva in risalto i muscoli delle cosce. Sembrava tranquillo e spensierato, specie se lo si guardava dalla parte della faccia dove il cerone era ancora intatto. Ma in realtà era morto.” (Cornell Woolrich, “Se i morti potessero parlare”, in Se i morti potessero parlare, Il Giallo Mondadori, 1996)
Idee per ispirarti
Incipitario
Una raccolta di incipit della letteratura di ogni epoca e Paese.
Inizio, climax, fine: i cardini di una storia
Su L’Imbrattacarte, un articolo che spiega come imparare a scrivere un buon incipit, cominciando, è il caso di dire, con il piede giusto.
Incipit da evitare
“Era una notte buia e tempestosa…” Questo incipit viene spesso preso a paradigma di come non si dovrebbe mai iniziare un testo! Secondo lo scrittore Elmore Leonard (citato nei nostri consigli su come scrivere bene), un romanzo non dovrebbe mai cominciare con una descrizione del tempo atmosferico, a meno di non essere davvero dei maestri anche in questo. PER CONOSCERE LA STORIA DI QUESTO CELEBRE INIZIO, LEGGI IL BOX
L’incipit da evitare più famoso del mondo
It was a dark and stormy night; the rain fell in torrents – except at occasional intervals, when it was checked by a violent gust of wind which swept up the streets (for it is in London that our scene lies), rattling along the housetops, and fiercely agitating the scanty flame of the lamps that struggled against the darkness.
“Era una notte buia e tempestosa; la pioggia cadeva a dirotto – salvo occasionali intervalli, quando veniva interrotta da una violenta raffica di vento che si insinuava per le strade (poiché la nostra scena si svolge a Londra), scuotendo i tetti delle case e agitando furiosamente la fioca fiamma dei lampioni che lottavano contro l’oscurità.”
La frase “Era una notte buia e tempestosa” è diventata nel tempo uno degli inizi più famosi e riconoscibili della letteratura mondiale. La sua origine risale al 1830, quando lo scrittore britannico Edward Bulwer-Lytton la utilizzò per aprire il suo romanzo Paul Clifford. L’incipit completo è in realtà molto più lungo e barocco, ma è proprio questa prima parte ad aver conquistato l’immaginario collettivo, diventando un simbolo della scrittura enfatica e melodrammatica del XIX secolo.
Nel corso degli anni, la frase è stata citata, parodiata e reinterpretata in innumerevoli contesti, dalla letteratura al cinema, fino alla cultura pop. Negli Stati Uniti è nato addirittura un concorso letterario annuale, il Bulwer-Lytton Fiction Contest, che sfida gli aspiranti scrittori a comporre il peggior incipit possibile, ispirandosi proprio allo stile pomposo e volutamente esagerato di Bulwer-Lytton. L’obiettivo non è deridere la scrittura, ma celebrarne con ironia le potenzialità espressive, anche quando sfiorano il grottesco.