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Single e perciò senza diritti

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SABRINA 🙂 LAVORA TRA LE DONNE, MA SENZA SOLIDARIETÀ

Una impresa al femminile, dov’è un’impresa farsi rispettare

Lavoro in un laboratorio di sole donne e purtroppo gli scontri si sprecano. Io ho un carattere molto disponibile, avendo un contratto a termine cerco sempre di farmi ben volere, e sono stata presa di mira. Molte mie colleghe si assentano in continuazione: una chiede il permesso per la Legge 104 un giorno alla settimana e prende di ferie il quarto giorno (ha un negozio come secondo lavoro); l’altra ha un figlio, usa la malattia del bambino per farsi le vacanze e poi le rimangono ferie da consumare, inoltre entra ed esce quando le pare; un’altra è ammalata – a quanto racconta – e spesso manca.

Il capotecnico, poi, è una convinta religiosa e isola chi non abbia idee cattolico-omofobe come lei (le altre per farsi benvolere, fingono di essere d’accordo con lei). Le mie colleghe rifiutano di svolgere il turno pomeridiano di due ore del venerdì, che dovrebbe essere suddiviso tra tutte. Per un periodo, per mie ragioni, avevo deciso di rendermi disponibile io, ma le colleghe ne hanno approfittato per due anni, urlandomi contro quando dicevo di voler smettere.

Single, dunque senza una vita

La scusante è il fatto che io sia “single” (ancora non convivo e non ho figli). Per loro non ho diritto di parola: le altre possono organizzarsi la quotidianità in base alle esigenze dei figli – e, per una di loro, in base a quelle del negozio – e mi si dice che non capisco.

Mi hanno detto addirittura che faccio capricci come una bambina, perché avevo chiesto che mi affiancassero una persona in un giorno di ‘ponte’, ma sono rimasta sola, perdendo un giorno già pagato in albergo per le ferie.Mi è stato detto che ho protestato perché volevo qualcuno a soffrire con me quel giorno! Ho la famiglia lontana, ma per loro non conta. Mi trattano come quella che non ha una vita, non avendo una sua famiglia, e che deve perciò stare zitta.

I miei diritti? Un terzo di quelli delle altre

Non posso nemmeno protestare, o passo per una che “non fa gruppo”, che alza la voce quando si arrabbia, che è invidiosa, che è “una pazza”. Non riesco a ottenere il trasferimento perché faccio loro troppo comodo; il capo mi suggerisce di imparare a fare gruppo con le altre.
Sto malissimo, vorrei tornare nella mia città, ma debbo lavorare con chi mi dice in faccia che i miei diritti sono un terzo di quelli di donne sposate e con figli…

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