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Lui mi trattava senza rispetto

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UNA DONNA CHE AMA TROPPO 🙂 RACCONTA LA SUA RELAZIONE

Quando parlo della mia storia mi viene da piangere: credevo sarebbe durata in eterno. Stavo con un uomo che mi trattava senza rispetto, si preoccupava solo della sua famiglia (avendo perso i genitori da giovane, si dedica alla sorella e alla nipote, che aiuta anche economicamente) e spesso si comportava come un pazzo. Gli perdonavo tutto, perché piangeva raccontandomi di essere solo al mondo, senza amici e senza affetti. Mi diceva sempre che mi amava e non poteva vivere senza di me, ma quando gli chiesi quando voleva che andassi a vivere da lui mi rimandò all’anno successivo! Poi mi ha lasciato con odio, accusandomi di colpe che non avevo e dicendo che non era mai stato bene con me. E’ stato umiliante. Tempo dopo, l’ho rivisto con una donna, le teneva la mano sulla spalla: ci sono rimasta malissimo. Forse faccio parte della categoria di donne che ama troppo? Dovrei essere arrabbiata con lui, per non continuare a farmi del male?

Cinzia Ricci, attivista, risponde

Non si ama mai troppo: bisogna chiedersi, piuttosto, se il sentimento che si prova è amore o qualcos’altro. Occorre imparare a non aspettarsi/ pretendere nulla, ad accettare il rifiuto, il tradimento, l’abbandono, la perdita – se verrà. Quando una persona ci lascia (qualunque sia il motivo; e le responsabilità sono sempre equamente ripartite anche quando il piatto della bilancia sembra pendere da una parte), è in ogni caso doloroso e umiliante: un piccolo o grande lutto, che segna e aiuta a crescere. Intestardirsi serve solo a rimanere fermi – un po’ per la paura di rimettersi in gioco, rischiando altri dolori e offese, un po’ perché troppo spesso non è l’altro che amiamo, ma l’idea che ci siamo fatti di lui per dar corpo ai nostri desideri, soddisfare i nostri bisogni, concretizzare le nostre fantasie: è difficile separarci da un sogno, da un’illusione. Dopo qualche mese ecco che l’altro finalmente comincia a far capolino da dietro lo schermo. Ma chi è quell’estraneo? Scopriamo, allora, che ci sono cose di lui che non ci piacciono, che magari ci feriscono, ci deludono – e la stessa cosa accade a lui.

Un rapporto saldo, sano e maturo, si può costruire solo a partire da questo momento: quando la realtà e le persone si mostrano per quello che sono e finalmente possiamo cominciare a confrontarci e dialogare, alla pari, ognuno con la propria identità, le proprie specificità. È qui che spesso le relazioni finiscono – semplicemente perché non ci corrispondono. Oppure le trasciniamo per anni ostinandoci a cercarvi quello che non hanno: uno stillicidio quotidiano, che sbarra la strada ad ogni alternativa. Penso che ciò abbia a che fare con la scarsa conoscenza di sé e un ancor più misero amor proprio: ci costringiamo in relazioni inutili o dannose perché non crediamo di poter aspirare a niente di più, perché la paura di restare soli spinge a compromessi irragionevoli, al limite dell’autolesionismo.

E poi può esservi una buona dose di delirio di onnipotenza: la tentazione di credere che potremo dove altri hanno fallito, che saremo capaci di modificare la realtà secondo il nostro gusto e le nostre necessità… Insomma, un ginepraio! Fai bene a ragionare, a cercare di capire, ma non ti avvitare su te stessa – esci da questa spirale un tantino perversa. Datti tutto il tempo che ti occorre per “elaborare il lutto” ma sii pronta a voltar pagina. Una delle tue metà è la fuori che ti aspetta o cerca – se resti intrappolata in questa storia non potrai vederla nemmeno se tu l’avessi davanti.

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