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Bambini | Cefalea in età pediatrica

TERAPIE E CONSIGLI PER IL MAL DI TESTA INFANTILE

della dott.ssa Valeria Segreto

Cefalea in età pediatrica

La cefalea, o mal di testa, è uno dei disturbi di cui soffre maggiormente la popolazione mondiale: si calcola che oltre il 90% degli individui abbia a che fare, almeno una volta nella vita, con questo tipo di dolore. Ma è soprattutto nell’età evolutiva, più precisamente nell’età scolastica, che la cefalea raggiunge i picchi di prevalenza più alti (20%- 30%).

L’AUTRICE | La dott.ssa Valeria Segreto, psicologa clinica e psicoterapeuta a indirizzo gestaltico, lavora presso il Policlinico Casilino. L’articolo è pubblicato per gentile concessione di Aquilone Blu Onlus

Cefalea primaria e secondaria

A seconda delle cause del disturbo si identificano due forme di cefalea: una cefalea primaria, se dalle indagini strumentali non si sia individuata una causa organica del dolore, e una cefalea secondaria se, invece, il disturbo è conseguenza di un processo infiammatorio o di un deficit organico. Si riconoscono poi numerose forme di cefalea primaria in relazione alla localizzazione, all’intensità del dolore, alla durata e ai sintomi neurologici concomitanti.

Le cefalee dell’età pediatrica

Le forme di mal di testa più diffuse in età pediatrica sono la cefalea tensiva (caratterizzata da un dolore bilaterale, costrittivo, di lieve intensità accompagnato da pallore e intolleranza alla luce e ai rumori) e l’emicrania (costituita da un dolore unilaterale, di tipo pulsante, molto intenso associato a vomito, nausea e fastidio alla luce e ai rumori).

In età evolutiva, queste due forme di cefalea possono coesistere e spesso non sono chiaramente distinguibili in quanto i sintomi di entrambi i tipi possono caratterizzare uno stesso attacco; inoltre il dolore emicranico, in una percentuale molto bassa dei casi (3-5%), è preceduto da sintomi di tipo visivo (luci o macchie nel campo visivo), sensoriale (formicolii), motorio (rigidità o debolezza degli arti) e/o linguistico (difficoltà espressive) dalla durata di circa un’ora (emicrania con aura).

Il bambino con cefalea

La presenza del mal di testa, se ricorrente, può gravemente minare la vita scolastica e sociale del bambino in quanto può limitare il suo coinvolgimento nelle attività scolastiche ed extra-scolastiche. Un bambino con cefalea, infatti, in relazione al tipo e all’intensità del dolore può manifestare diverse difficoltà a carico dell’attenzione, della concentrazione e della vista. Di fronte a una problematica di tal genere è necessario investigare attentamente le cause del disturbo, visto che queste comprendono, oltre alla presenza di fattori genetici, vascolari, neuronali, anche significativi agenti psicologici.

La cefalea, infatti, è spesso espressione di tensioni emotive derivanti da problematiche scolastiche, liti e incomprensioni familiari, traslochi, l’arrivo di un fratellino… Ma il disturbo spesso può anche essere l’espressione di un semplice desiderio o di un odore sgradevole. Alla luce di tali conoscenze è opportuno considerare la cefalea non solo come un disturbo ma anche come un sintomo, simbolo di qualcosa che non va.

Terapie farmacologiche, psicologiche, alternative

Solitamente, per la cura della cefalea vengono adottate terapie farmacologiche per contrastare il dolore, o per la prevenzione, a seconda dell’età del paziente e della ricorrenza del dolore. Tali terapie farmacologiche utilizzano principi attivi diversi (paracetamolo, ibuprofene, triptani, calcioantagonisti… ) a seconda della tipologia del disturbo e possono essere affiancate da sedute psicoterapiche, qualora si riscontrasse un disturbo psichiatrico o una problematica psicologica concomitante.

Ma è bene sapere che, oltre alle classiche terapie farmacologiche e psicoterapiche che di norma vengono utilizzate nei centri di cura specialistici, si possono adottare delle metodiche alternative che stanno dando negli ultimi anni ottimi risultati nella pratica clinica. Queste tecniche puntano a migliorare il rapporto del singolo con il proprio corpo e a favorire il rilassamento muscolare e psichico. Tra queste: l’agopuntura, l’omeopatia, il training autogeno, la fototerapia, tecniche di rilassamento e il bio-feedback. Quest’ultima tecnica è molto innovativa in quanto favorisce, tramite dispositivi di monitoraggio organico, le metodiche di rilassamento e un sistema d’informazione a feedback per una migliore comprensione dei propri stati fisiologici.

Consigli pratici ai genitori

Alla luce di queste informazioni terapeutiche sarebbe utile adottare consigli di ordine pratico nei confronti di un bambino che manifesta cefalea, in modo da poterlo sostenere psicologicamente. Occorre dunque fare attenzione ai suoi bisogni, non colpevolizzarlo, aiutarlo nei compiti, non sovraccaricarlo di impegni extra-scolastici, comprendere le sue problematiche, mostrare interesse per i suoi hobby e dare rilievo e importanza al suo disturbo senza per questo preoccuparlo.

È necessario però non favorire nel bambino “vantaggi secondari”, ossia assecondare i suoi desideri e/o capricci che non costituiscono i suoi bisogni reali (come comprare un nuovo giocattolo ogni qualvolta si presenti il mal di testa). Inoltre per prevenire o diminuire gli attacchi cefalalgici sarebbe bene far adottare al piccolo paziente alcune abitudini giornaliere, come evitare gli sforzi eccessivi, il digiuno, il dormire troppo o solo poche ore e l’ingestione di alcuni cibi (caffè, tè, cioccolata, insaccati… ) e bevande gassate e/o alcoliche.

Non bisogna forzare le sue abitudini fisiologiche (come urinare in determinate fasce orarie), fargli vedere film violenti o particolarmente forti prima di dormire, farlo assistere a liti familiari o a discussioni particolarmente accese di estranei ed esporlo a luci o a rumori troppo intensi. Sarebbe opportuno favorire delle abitudini a cadenza regolare come mangiare, dormire, studiare e giocare alla stessa ora e promuovere il sonno con un bicchiere di latte caldo e/o con il racconto di storie piacevoli adatte all’età del bambino.

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